L’attesa di un miracolo

Giravo tanto il mondo con pap? prima che arrivassi. Ci divertivamo come pazzi, eppure ero pervasa da una strana sensazione di incompiuto. Anche se ogni mia singola cellula vibrava di felicit? durante le nostre fughe d?amore, sentivo che c?erano altre cellule nello spazio intorno a me che chiedevano di vibrare allo stesso modo. Erano le tue. Esisteva gi? qualcosa all?epoca: un?idea, una forza, energia che di l? a poco sarebbe diventata materia.
Ho sempre saputo che la nostra famiglia era destinata ad allargarsi. Per noi non si ? mai trattato di un mero desiderio, ma piuttosto di un progetto: ecco perch? non siamo rimasti sorpresi quando abbiamo scoperto che saresti arrivato. Sei sempre stato parte di me e del pap?, anche prima che ti conoscessimo.
Della gravidanza avevo sempre avuto un?idea negativa: nausee, ritenzione idrica, un corpo in continuo cambiamento in cui avrei fatto fatica a riconoscermi. Sei stato un miracolo anche in questo, sai? Mi hai fatto subito ricredere. Mi sentivo bene, serena, in splendida forma ? e s?, in questo caso con forma intendo quella di una balena.
Sin dal primo momento ho iniziato a cercare informazioni sull?evoluzione che ogni settimana stavi facendo dentro di me: mi aiutava a sentirmi parte dei tuoi progressi. Non perdevo mai un aggiornamento, anzi? ammetto che a volte sbirciavo ci? che avresti combinato la settimana successiva, giusto per avere una piccola anteprima con cui sfamare la mia smania di conoscerti. Allo stesso tempo, per?, mi trattenevo dal leggere tutto d?un fiato, per garantirci la possibilit? di poter fare insieme un passo dopo l?altro, e sfogliare con pazienza i capitoli successivi della nostra storia. Questo centellinare le notizie su di te, settimana dopo settimana, mi permetteva di gestire l?entusiasmo che traboccava da ogni mio gesto e far passare pi? velocemente i fatidici nove mesi. Sono sembrati lunghi a volte, ma sono stati il tempo necessario perch? tutti e tre ci preparassimo al nostro primo incontro.
Oltre al nostro intimo appuntamento settimanale, c?era poi quello mensile dell?ecografia. Volevamo essere sicuri che tutti i parametri fossero nella norma e che tu crescessi nella media. Era proprio cos?. Anzi, spesso crescevi anche di pi?.
Ogni volta che potevamo sbirciare dentro al mio pancione, tu eri cambiato, sempre pi? simile a ci? che saresti diventato. Ci emozionava molto avere una fotografia di ci? che eri in quel preciso momento, perch? poco dopo saresti gi? stato un?altra cosa, non saresti pi? stato esattamente in quel modo. Era il nostro piccolo segreto, cos? tenevamo quelle fotografie solo per noi due, per proteggerti e custodirti.
Lentamente cominciavamo a sapere di te, sempre un po? di pi?. Pi? ti conoscevo, pi? ti sognavo, ti immaginavo e fantasticavo su chi saresti stato, mi chiedevo se il tuo carattere sarebbe stato pi? simile al mio o a quello del pap?.
Ti chiamavamo il passeggero perch? il tuo viaggio straordinario era un incredibile atto di fiducia nei miei confronti: ti lasciavi portare in giro dai miei passi e dalle mie gambe, assecondando la mia direzione, come se la mia pancia fossero i sedili posteriori di un automobile.
Ricordo perfettamente che erano passati appena quattro mesi quando, sullo schermo dell?ecografia, per la prima volta ti vedemmo completamente formato. All?improvviso avevi due gambe e due braccia, le manine, gli occhi e il naso che sembrava il mio. Siamo scoppiati a ridere quando la ginecologa ha esclamato: Se non ? un grillo questo!
Pi? che sorpresa, ero compiaciuta, perch? dentro di me l?avevo sempre saputo.
Il pap? aveva iniziato a salvare sul cellulare immagini di animali del National Geographic, come rapito da una natura selvaggia, incontaminata e pura. Non lo aveva mai fatto prima. Era il suo modo di ingannare l?attesa, forse iniziando a fantasticare sulle storie di animali che ti avrebbe raccontato. Ancora adesso se scorro tra le sue foto, mi imbatto in tigri che si mimetizzano, orsetti che pescano e volpi bianche che saltano nella neve. Affrontava la cosa da un punto di vista pi? scientifico rispetto a me, con lo studio di tavole anatomiche degli organi e degli apparati del corpo umano.
Ognuno di noi era immerso nella propria dimensione, in un?attesa che scartavamo segretamente nel silenzio delle nostre menti, ma che ci aveva indissolubilmente unito l?uno all?altro.
Poi ? successo che gli appuntamenti settimanali sono finiti, cos? come quelli mensili, e che tutte le pagine del nostro libro erano state lette; sapevo che era giunto il momento di scriverne di nuove. Era tutto pronto perch? finalmente le tue cellule vibrassero di felicit?, proprio come ti avevo inconsciamente promesso mentre giravo il mondo con il pap?. Cos? quando ti ho visto per la prima volta e ti ho riconosciuto, ho sentito che non ci sarebbe stato pi? niente di incompiuto, che eri arrivato per riempire ogni minuscolo granello di spazio vuoto nella mia vita. Ti ho stretto a me e l?unica cosa che riuscivo a ripetere era: Sei proprio tu, il mio bambino.

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